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Le recensioni di giacomomatteotti.it |
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"Realtà e mito nella tradizione contadina polesana"
E’ uscito nelle librerie, in questi giorni, Realtà e mito nella tradizione contadina polesana, l’ultima opera di indagine etnogafica sulla cultura popolare di Adriano Romagnolo, che indaga il mondo contadino polesano nei suoi personaggi reali ed immaginari che hanno popolato il mondo arcaico. Il bonbasin, il picadone, l’indoraculi, il salvanelo, il favarolo, le angoane, la lumaza, la marantega ed il cornacion, la stria, il magnaomani, il torototela, il perteghin, il morosin, il magnatera, l’aquarolo/merdarolo sono alcuni dei personaggi mitici e reali che hanno popolato il mondo contadino del nostro recente passato.Questi ed altri sono i protagonisti di una spassosa e scherzosa camminata, ricca di aneddoti, di lazzi, di proverbi, di descrizini amene e divertenti, dentro questa nostra immaginaria galleria della memoria.
Camminando per quasi vent'anni lungo i sentieri di quella che comunque fu la nostra lingua madre, prima dell’Italiano, dice l’autore, mi sono reso conto del pericolo di perdere quest’anima, nella folle convinzione che la cultura del mondo contadino polesano, oltre che essere un fatto rozzo e di bassa lega, sia una cultura complessivamente morta. E’ vero, purtroppo, che tutto ciò si sta dissolvendo, soppiantato dalla frenesia di questa società disattenta che non ha più voglia di ricordare da dove proviene. La sua radice iniziale, però, è molto antica e trova le sue origini negli abissi del tempo ed in miti che sono sopravvissuti fino ai nostri giorni, sia pure con i dovuti aggiornamenti ed adattamenti. ‘In un certo qual modo, dice ancora l’autore, queste creature e creazioni, a volte uscite dal nulla, a volte delineate come in un altorilievo nella realtà quotidiana dei tempi passati, si sono presentate disciplinatamente, quasi in punta di piedi, a sollecitarmi affinché dessi loro sostanza e modo di riappropriarsi un po’ della concretezza perduta, per poter riprendere di nuovo un po’ di fiato prima di dissolversi nell’oblio. Sono venute a bussare alla mia porta e mi hanno chiesto di ascoltarle, raccontandomi le loro esistenze, mentre mi addentravo sempre di più nell’immensa galleria del museo della memoria, durante la schedatura de Il Polesano. Nella compilazione infatti del Dizionario dei modi di dire e di fare della gente polesana, queste figure mitiche, immaginarie e nello stesso tempo concrete e reali del mondo contadino mi si sono affollate attorno senza però poterle presentare a tutto tondo. Questo libro, ben documentato, presenta la cultura contadina in modo piacevole. Il libro è immaginato come un guida ad una galleria d’arte. La descrizione di queste figure mitiche e reali è arricchita da aneddoti, episodi seri e divertenti, da descrizioni di storie vere ed inventate che coinvolgo ed invogliano ad addentrarci sempre più in questa immaginaria galleria dove i personaggi si lasciano volentieri visitare. Adriano Romagnolo, “Realtà e mito nella tradizione contadina polesana”, Rovigo 2008, Gieffe Edizioni, € 14,00
Per riceverlo direttamente: GIEFFE edizioni, via Lorenzo Milani, 3/b- Rovigo - www.gieffedizioni.it
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"Al Capolinea"
Controstoria del Partito Democratico
Tra gli uomini politici e intellettuali della sinistra più attenti alle dinamiche palesi e sotterranee delle forze politiche italiane, nonché attento osservatore e critico della nostra società, si colloca sicuramente Emanuele Macaluso.
Macaluso è una figura storica del PCI, in cui entrò nel 1941, e nel quale fu il promotore della corrente “migliorista”. Ha diretto l’Unità negli anni ’80. Attualmente dirige il periodico “Le nuove ragioni del socialismo”. Ci occupiamo di lui in quanto ha recentemente dato alle stampe per “ i tipi” della Feltrinelli un interessante saggio intitolato: “Al Capolinea”; sottotitolo: “Controstoria del Partito Democratico”.
Il suo è un saggio breve scritto in modo agile e con un linguaggio abbordabile da tutti gli appassionati di politica. La solitudine del riformista; che cos’è il P.D.; perché dico no al P.D.; quali alternative al P.D. In appendice uno scritto di Giorgio Napolitano: “Attualità e vitalità del socialismo democratico”.
Sono questi i titoli dei capitoli in cui si dipana il pensiero acuto e lo sguardo disincantato e critico di Macaluso, di fronte al fenomeno P.D. L’autore si chiede sostanzialmente se “l’operazione unificazione”, fosse proprio necessaria, perché secondo lui con quella “fusione a freddo” si è sacrificata ogni ragione ideale e teorica che si richiamasse al socialismo e ai suoi intramontabili valori. A Macaluso il P.D. appare più somma che sintesi e lo vede destinato, prima o poi, a implodere, soprattutto sul tema dei diritti individuali. Secondo l’autore il partito della margherita e i suoi uomini oggi dentro il P.D. possono usufruire solo di una autonomia relativa nei confronti delle “richieste” provenienti dal mondo ecclesiastico – clericale. È questo uno dei lati sensibili e una causa importante dei limiti del P.D. sul tema suddetto.
Questa ambiguità politica è, secondo Macaluso, ereditata e presente nel partito democratico e limiterà inevitabilmente l’autonomia e la capacità del nuovo organismo politico nelle sue velleità di diventare quel partito dei diritti che vorrebbe incarnare. L’autore è dell’avviso che una seria opposizione al conformismo politico e al pensiero unico che si stanno imponendo, sia imprescindibile in nome dei valori del socialismo europeo, ché solo questo può avere la capacità per far fronte ai grandi temi dell’attualità e della modernità: problemi sociali ed economici, etici; quelli legati ai diritti individuali posti anche dalla globalizzazione, l’emigrazione e le sue problematiche, l’evoluzione della società e il miglioramento di essa, soprattutto per le giovani generazioni.
A tutto questo potremo trovare una risposta positiva e linfa per l’azione politica ricollegandoci ai grandi e sempre attuali ideali dell’umanesimo socialista e ai valori del socialismo politico democratico.
Recensione a cura di Adelchi Belluco
Emanuele Macaluso, “Al Capolinea”, Ed. Feltrinelli, pp. 133, € 8,50
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GIANGIACOMO FELTRINELLI EDITORE
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"Eutanasia della sinistra"
La sinistra italiana è morta per sempre? E quando si è celebrato il suo funerale, il 14 aprile 2008 o due anni prima, quando aveva vinto le elezioni per un soffio? O magari molti anni fa? Una morte lenta e quasi voluta, un’eutanasia appunto o se vogliamo una violenta implosione che l’ha frammentata in partiti e fazioni, dividendo così ineluttabilmente i suoi elettori? Riccardo Barenghi, nel suo recente saggio, spiega le ragioni della sconfitta che ha travolto il PD e Sinistra Arcobaleno. Indaga di conseguenza gli errori del passato e quelli del presente, indicando come la perdita di ideali, la mancanza di nuove idee, le tante scissioni, la debolezza della conduzione dirigenziale. È un’analisi severa, quella dell’autore e, in certi momenti icastica arricchita da retroscena inediti. Barenghi individua le diverse cause del fallimento del centrosinistra: le incapacità e le incertezze di Prodi, le mire di D’Alema, le velleità di Veltroni, le ambizioni di Bertinotti. Tutta la sinistra quindi, quella moderata e quella radicale, è stata ugualmente incapace di capire e di cogliere il profondo senso politico di quanto stava accadendo nel paese e di offrire un’alternativa efficace e credibile nonché praticabile alla nuova ondata del berlusconismo. C’è da chiedersi cosa accadrà d’ora in poi. Ci vorrebbe secondo l’autore un’idea forte, capace di rimotivare quei milioni di elettori, ormai rassegnati alla sconfitta. Riusciranno a trovarla gli attuali leader del PD e di quel che resta della sinistra, oppure sarà necessario aspettare che un’altra generazione di uomini e di politici esca finalmente allo scoperto? Con questo dilemmatico interrogativo, si chiude il saggio di Barenghi. Recensione a cura di Adelchi Belluco Riccardo Barenghi: “Eutanasia della sinistra”, Fazi Editore, 2008 pp. 131 € 14,00
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