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Le recensioni di giacomomatteotti.it |
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"Democrazia alla prova" Marc Lazar è un politologo francese che insegna all’Istituto di studi politici di Parigi, dove dirige la Scuola dottorale. È inoltre un autorevole collaboratore del quotidiano la Repubblica, in cui quasi settimanalmente è presente con articoli di commento alla situazione politica del nostro paese. Sui problemi italiani ha già scritto nel 1977 per l’editore Diamanti di Milano il saggio “Il sistema politico italiano in cerca di normalità”. Nel recente saggio apparso in Italia nel gennaio del 2007 per i tipi della Laterza: “Democrazia alla prova” Lazar torna ad interessarsi dei problemi italiani, e in particolare del funzionamento della democrazia nel nostro paese. Nel suo saggio l’autore mette sotto la lente di ingrandimento gli anni che vanno dal 1994 al 2006 e vi ravvisa un periodo da “Eldorado” per Silvio Berlusconi, un incubo per i suoi avversari. Secondo l’autore francese sarebbe comunque forviante e rischioso marcare il “fenomeno Cavaliere” come una patologia inesplicabile causata dal potere mediatico e televisivo, patologia accidentale su di un corpo di per sé sano e robusto. Secondo Lazar la questione del malessere della democrazia italiana è più seria e ha radici più profonde, che vanno investigate e capite bene, pena il non rendersi conto di quanto complessa sia la situazione del “Pianeta Italia”. Un’Italia in cui ci si dibatte ancora tra chi sostiene che la chiesa e i cattolici, uniti a laici conservatori, ritengono che solo la religione possa fornire il cemento necessario all’Italia, che si è rivelata incapace, secondo loro, per il passato e ancora ai nostri giorni, di conciliare modernità e nazione. Al contrario i loro avversari riaffermano la laicità dello stato, senza ostilità né aggressività verso la chiesa, e la perennità dei valori dell’antifascismo e della Costituzione Repubblicana. I temi trattati nel saggio, come si può ben evincere da quanto sopraddetto, sono di una scottante attualità. Il saggio di Marc Lazar si muove in modo agile in mezzo anche ad altri problemi che l’autore analizza con finezza intellettuale, criticità e sinteticità. Insomma un libro da non perdere per chi si interessa di politica, di storia e di attualità. Adelchi Belluco Marc Lazar, “Democrazia alla prova”, Roma-Bari, Laterza, 2007 pp. 133 € 14,00
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"Il Polesano" Dizionario dei modi di dire del Polesine di Rovigo e dei modi di fare della sua gente Il dialetto è una lingua che negli ulimi decenni si è andata spegnendo soprattutto per i massicci assalti dei mass media e della diffusione della scuola. Ritornare alla parlata dialettale, ritornare al comune sentire con i nostri padri, anche se siamo via dal Polesine, in Italia o in terra straniera, non mi sembra né mi è sembrata mai un’operazione nostalgica di archeologia né una rievocazione del passato di menti oziose. La vita e lo sviluppo dell’esistenza hanno purtroppo imposto a molti di noi l’abbandono di abitudini, di comportamenti e di modi di esprimersi che per generazioni avevamo regolato i rapporti tra le persone. Il Polesano, Dizionario dei modi di dire del Polesine di Rovigo e dei modi di fare della sua gente, poteva essere un banale glossario, una lunga elencazione di parole dialettali con accanto la traduzione corrispondente italiana, come purtroppo abbiamo veduto fare più recentemente. Ho voluto invece presentare lo spaccato di abitudini, di tradizioni, di modi di dire e di modi di fare, qual era prima del grande boom industriale del secondo dopoguerra e quale ormai sta scomparendo. Conoscendo la lingua primaria di un popolo, si conosce quel popolo nella maniera più intima ed individuale. Camminando per quasi vent’anni lungo i sentieri di quella che comunque fu la nostra lingua madre, prima dell’Italiano, mi sono reso conto del pericolo di perdere quest’anima nella folle convinzione che il dialetto oltre che una lingua rozza e di bassa lega, sia una lingua morta che non serve più, che che va dimenticata. Ciò avverrà quasi inevitabilmente, ma se avverrà, corriamo il rischio di non accorgerci che, avendo dimenticato o cancellato da noi le nostre tradizioni, avremo cancellato le nostre individualità etniche e sociali e alla fine avremo assunto forme ed abitudini di vita mutuate da altri popoli. Il filò di una volta, in inverno nelle stalle al calore degli animali o attorno al ciocco scoppiettante, e d’estate sull’aia mentre si sgranavano pannocchie o fagioli, oltre che pretesto per lavorare insieme, era scuola, era comunicazione, era l’esperienza che si diffondeva. Per questo non mi sono accontentato di fare un glossario. Il mio problema non era di reinsegnare a parlare una lingua di cui magari non non sentiamo più il bisogno, bensì di riscoprirne l’anima, l’intima bellezza che viene dall’etimologia, dalla tradizione, perfino da una regola di grammatica o di sintassi, dall’aneddoto, dalla storiella tradizionale, dalla lavorazione di un oggetto, dal diventare, ossia dall’evoluzione, di una abitudine, di un uso, di un costume, di una festa, di una musica, di una veste…. Sono circa 850 pagine di frasi, di osservazioni di descrizioni che vale la pena di avere sotto mano; sono pagine vive in cui ciascuno di noi poco o tanto, può respirare, anche stando lontano, l’aria di casa nostra.
Adriano Romagnolo Adriano Romagnolo, “Il Polesano”, Rovigo 2007, Gieffe Edizioni, € 44,00
Per riceverlo direttamente: GIEFFE edizioni, via Lorenzo Milani, 3/b- Rovigo - www.gieffedizioni.it
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