11 SETTEMBRE 1973 – Santiago del Cile, di Giancarlo Moschin

Corre l’obbligo storico, morale e politico di ricordare anche un altro 11 settembre. Quello del 1973, quando un colpo di stato assassinò un popolo e la democrazia di un paese. Vittima prima di quell’atto barbaro e vile fu il Presidente Salvador Allende, eletto democraticamente dai cileni. Furono molti i dirigenti politici e sindacali, le donne e i giovani massacrati perché “colpevoli” di aver sostenuto e difeso i principi della civiltà e di essersi opposti alla barbarie, alla sopraffazioni delle armi e alla violenza. Tutti avevano creduto al progresso e alla giustizia sociale nel rispetto delle libertà costituzionali che da più di 160 anni regolavano la società cilena. I poteri economici, le forze della destra sostenute dai fondi erogati dalla CIA, con l’avvallo del Presidente Nixon e il ruolo primario e fondamentale di Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale USA, con l’apporto determinante dell’esercito e del gen. Pinochet, della marina, dell’aviazione e dei carabinieri portarono a compimento il colpo di stato in quel paese. Sorte beffarda, nell’autunno del 1973 Henry Kissinger viene insignito del premio Nobel per la pace. Nel 2003 è stata avviata una campagna internazionale perché gli sia ritirato il premio Nobel, perché gli sia revocato il titolo di membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale e perché lasci la giuria del Premio per la Pace dell’Unesco. Tutti, in particolare i giovani, debbono sapere quale fu l’alto prezzo pagato in termini di vite umane, di privazione della libertà e dei diritti dell’uomo per riguadagnare la democrazia perduta e sconfiggere quel regime del terrore che durò fino al 1990. A questo proposito è necessario leggere quanto scrive Patricia Verdugo, giornalista e scrittrice cilena, che ha ricevuto il premio nazionale di giornalismo nel 1997. Nel 1993 ha ottenuto il premio Maria Moors Cabot, il maggiore riconoscimento riservato negli Stati Uniti ai giornalisti stranieri. Figlia di un sindacalista democristiano cileno assassinato nel 1976 da una squadra della morte, ha scritto numerosi libri della dittature in Cile. In Italia, nel 1999 è stato pubblicato “Golpe in Diretta”. Dal suo libro “Salvator Allende – anatomia di un colpo di stato organizzato dalla CIA” edito in Italia dalla “Baldini-Castoldi-De Lai” di Milano riportiamo integralmente e pubblichiamo “nell’angolo della memoria” l’ultimo discorso pronunciato e trasmesso da Radio Magallanes, rimasta ancora attiva, di Salvador Allende, alle ore 9,15 del 11 settembre 1973, poco prima di togliersi la vita per non cedere ai golpisti e prima del definitivo bombardamento del palazzo presidenziale della Moneda.

 

Ecco il testo:

 ”Amici miei, questa è l’ultima occasione che ho per rivolgermi a voi. L’Aviazione ha bombardato le antenne di radio Portales e radio Corporación. Nelle mie parole non c’è amarezza ma delusione, e saranno queste il castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento che hanno fatto [interferenza]…soldati del Cile, comandanti in capo effettivi, l’ammiraglio Merino che si è autodesignato, più il signor Mendoza, generale vile che solo ieri aveva manifestato la sua fedeltà e lealtà al governo, anche lui si è nominato direttore generale dei carabinieri. Alla luce di questi fatti, non mi resta che dire ai lavoratori: io non rinuncerò! Giunto a un momento storico, pagherò con la vita la lealtà del popolo. E vi dico che ho la certezza che il seme che consegneremo alla degna coscienza di migliaia e migliaia di cileni non potrà essere totalmente distrutto. Hanno la forza, potranno abbatterci. Ma i processi sociali non si fermano nè con il crimine nè con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli. Lavoratori della mia patria, vi voglio ringraziare per la lealtà che avete sempre avuto. La fiducia che avete riposto in un uomo che fu solo interprete di grandi aspirazioni di giustizia. Che si impegnò a rispettare la Costituzione e la legge, e mantenne la parola. In questo momento definitivo, l’ultimo nel quale mi posso rivolgere a voi, desidero che impariate la lezione. Il capitalismo straniero, l’imperialismo, unito alla reazione, creò il clima perchè le Forze armate rompessero la loro tradizione, quella insegnata da Schneider e riaffermata dal comandante Araya, vittime della stessa classe sociale che oggi starà a casa sua sperando di riconquistare per mano altrui il potere di continuare a difendere le proprie tenute e i propri privilegi. Mi rivolgo, soprattutto, all’umile donna della nostra terra, alla contadina che ha creduto in noi, all’operaia che ha lavorato di più, alla madre che ha saputo della nostra preoccupazione per i bambini. Mi rivolgo ai professionisti della patria, ai professionisti patrioti, a quelli che alcuni giorni fa hanno lavorato contro la sedizione promossa dai collegi professionali, collegi di classe perchè difendono i vantaggi che una società capitalista concede solo a pochi. Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che hanno cantato e trasmesso la loro allegria e il loro spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati… perchè nel nostro Paese il fascismo era già da tempo presente, negli attentati terroristici, facendo saltare in aria i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, con il silenzio di coloro che avevano l’obbligo di intervenire: ma erano coinvolti. La storia li giudicherà. Sicuramente radio Magallanes sarà messa a tacere, e la mia tranquilla voce metallica non vi arriverà. Non importa. Continuerete a sentirla. Sarò sempre con voi. Perlomeno il ricordo di me sarà quello di un uomo degno che è stato leale alla lealtà dei lavoratori. Il popolo deve difendersi, ma non sacrificarsi. Il popolo non deve lasciarsi abbattere o crivellare, ma non può neanche farsi umiliare. Lavoratori della mia patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro, in cui il tradimento ha la pretesa di imporsi. Continuate a esser certi che, più presto che tardi, riapriranno le grandi strade per le quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà inutile. Sono certo che, perlomeno, sarà una lezione morale che castigherà la slealtà, la vigliaccheria e il tradimento.”

 

Salvador Allende

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